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Pasta alle Fave

È il tempo di fare una bella scorpacciata di fave: la raccolta è abbondante, i prezzi buoni e la qualità ottima soprattutto se si ha l’accortezza di assicurarsele appena colte. Se immergo le mani in una cassetta di fave fresche mi immagino, non so perché, che doveva essere una festa uguale nei villaggi neolitici dell’età del bronzo e del ferro in cui gli archeologi hanno trovato tracce della sua coltivazione. Nel Medio Evo era cibo sdegnato dai signori perché considerato rozzo e buono soltanto per animali e disperati, ma sta di fatto che fave e lardo divennero nei secoli una ghiottoneria e con il recupero della cucina povera dei nostri giorni le fave sono diventate regine di salubrità e buon gusto. 

Tutto questo tanto per tirare un filo lungo qualche millennio che oggi ci porta a celebrare con maggiore consapevolezza un piatto semplice semplice, sano sano, gustoso gustoso e veloce ma che, a sentire gli amici, sembra poco praticato: la pasta alle fave. 

Tutto avviene in 10, 15 minuti: il tempo che 250 gr di pasta siano cotti. Mentre l’acqua bolle ed in seguito la pasta cucini (di qualsiasi tipo), rosolate a fuoco vivace in padella con un filo di olio extravergine uno spicchio d’aglio e un paio di porri, o una cipolla non grossa, aggiungete le fave fresche (circa 3 etti), e continuate a cuocere mescolando a fuoco medio/alto finché imbiondiscono (non dimenticate il sale e, per chi apprezza, un peperoncino lasciato o meno intero a seconda della passione). Scolate la pasta al dente, gettatela in padella e mescolate. Poi formaggio grana o pecorino e volendo una foglietta di menta per ricamo al piatto. “Gran prù”! per dirla in genovese.

Per chi è superstizioso ricordo quanto abbiamo scritto in un’altra occasione: se sbucciando le fave ne trovate una con 7 semi esultate il doppio, sta  arrivando un periodo di gran fortuna! (SDP16/5/21)

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