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Fave, Fave, Fave

Fave e salame e formaggio sardo fresco con un bicchiere di vino bianco sono una piccola formula della felicità che tutti in Liguria conoscono. Il Primo Maggio si santifica così e c’è poco da aggiungere. Meglio se il salame è di Sant’Olcese e il vino è ligure (una bianchetta, un vermentino). Ottimo se si sta fuori all’aria aperta o al riparo di una pergola, sotto gli ulivi in qualche fascia e in vista mare. Grande evento quando avviene in compagnia anche se, di questi tempi, a distanza di sicurezza.

Meno persone conoscono invece il “marò”, il pesto di fave imparato secoli fa dai saraceni, utilizzato su crostini in un aperitivo leggero, o per condire la pasta o in accompagnamento di pesce e carni crude. Servono fave fresche a cui viene tolta la pellicina (diciamo 2 etti), aglio, un cucchiaio di pinoli, foglioline di menta, un po’ di sale grosso e pepe, uno spruzzo d’aceto, olio extravergine, pecorino (50 grammi) e un tocco di maggiorana.

Se non usate il frullatore perché siete troppo gourmet pestate in un mortaio aglio, fave, menta e maggiorana, aggiungete il sale e il pepe, un cucchiaio di aceto, il pecorino grattato e infine olio per la giusta fluidità. Ecco fatta in pochi minuti un’altra salsa cruda della nostra tradizione. Un ulteriore dettaglio può incrementare l’entusiasmo nella produzione e degustazione del marò: se trovate un baccello con sette fave vuol dire che la fortuna sta bussando alla vostra porta!  

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